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Guida indipendente su fisco e pensioni · non è consulenza fiscale individuale Aggiornato 28/10/2026
Fisco

Come funziona davvero l'aliquota che paghi

Quasi tutti sanno dire in quale scaglione rientrano. Molti meno sanno che quell’aliquota non si applica a tutto il reddito — ed è da lì che nascono i conti sbagliati.

In sintesi
L’IRPEF è progressiva a scaglioni: ogni fascia di reddito ha la sua aliquota.
L’aliquota più alta che ti riguarda si applica solo alla parte di reddito che supera la soglia.
Esiste quindi una differenza tra aliquota marginale e aliquota media.
Guadagnare un euro in più non fa mai scendere il netto complessivo.
Un uomo di circa sessant'anni fa un calcolo a mano su un foglio bianco.
Immagine illustrativa. Non raffigura documenti reali né comunicazioni ufficiali.

«Io sono nel 33%.» È una frase che si sente spesso, e in un certo senso è corretta. Il problema è che quasi sempre viene usata per fare un calcolo che non torna: si prende il reddito annuo, lo si moltiplica per l’aliquota e si guarda il risultato con un certo sgomento.

Quel calcolo non corrisponde a come funziona l’IRPEF. E la differenza non è piccola: può valere diverse migliaia di euro.

Che cosa significa «progressiva»

L’IRPEF è un’imposta progressiva a scaglioni. Il reddito imponibile viene immaginato come una colonna divisa in fasce, e ogni fascia ha la propria aliquota. L’imposta totale è la somma di quanto si paga su ciascuna fascia.

Non esiste quindi un momento in cui «si passa» a un’aliquota superiore su tutto. Si entra in una fascia nuova soltanto con la parte di reddito che supera la soglia precedente. Tutto ciò che sta sotto continua a essere tassato esattamente come prima.

Gli scaglioni in vigore dal 2026

Aliquote IRPEF nazionali ordinarie in vigore dal 2026. Non comprendono le addizionali regionali e comunali.
Parte del reddito imponibileAliquota
Fino a 28.000 euro23%
Oltre 28.000 e fino a 50.000 euro33%
Oltre 50.000 euro43%

Tre fasce, tre aliquote. La fascia centrale è quella che è cambiata dal 2026, passando dal 35% al 33%.

Un conto passo per passo

Prendiamo un reddito imponibile di 38.000 euro. L’esempio è illustrativo e si limita all’IRPEF lorda nazionale: non comprende detrazioni, addizionali o conguagli, che cambiano il risultato finale.

Calcolo illustrativo dell’IRPEF lorda nazionale su 38.000 euro di imponibile. Non è il netto e non comprende detrazioni o addizionali.
FasciaImposta
Primi 28.000 euro, al 23%6.440 euro
Da 28.000 a 38.000 euro, al 33% su 10.0003.300 euro
IRPEF lorda nazionale9.740 euro

Il calcolo frettoloso — 38.000 × 33% — darebbe 12.540 euro. La differenza rispetto al conto corretto è di 2.800 euro. È esattamente l’errore che si commette applicando l’aliquota più alta a tutto il reddito.

Aliquota marginale e aliquota media

Da questo esempio nascono due numeri diversi, che spesso vengono confusi.

L’aliquota marginale è quella che si applica all’ultimo euro guadagnato. Nel nostro caso è il 33%: se questa persona ricevesse 100 euro in più di imponibile, su quei 100 euro pagherebbe 33 euro.

L’aliquota media è l’imposta totale divisa per il reddito totale. Qui è 9.740 diviso 38.000, cioè circa il 25,6%. È il peso effettivo dell’imposta su tutto il reddito.

Entrambe sono utili, ma rispondono a domande diverse. La marginale serve a capire che cosa succede a un reddito aggiuntivo; la media serve a capire quanto pesa l’imposta sul totale. Chi usa la marginale per stimare l’imposta complessiva sbaglia sempre per eccesso.

L’aliquota media è sempre più bassa della marginale

Finché esiste più di uno scaglione, l’aliquota media resta inferiore a quella marginale. Se qualcuno ti dice che «paghi il 43% di tasse» perché superi i 50.000 euro, sta citando la marginale come se fosse la media.

Il mito della soglia da non superare

Da questo meccanismo discende la conseguenza più importante, e anche la più fraintesa: superare una soglia non fa mai diminuire il netto complessivo.

Si sente dire che non conviene guadagnare qualche euro in più perché «si cambia scaglione e si perde tutto». Per quanto riguarda gli scaglioni IRPEF, non è così. Chi passa da 27.900 a 28.100 euro di imponibile paga la nuova aliquota soltanto su 100 euro: circa 33 euro invece di circa 23. La differenza è di una decina di euro, non di migliaia.

Questo vale per gli scaglioni. Esistono invece altri meccanismi — alcune detrazioni che si riducono al crescere del reddito, o requisiti di accesso a determinate prestazioni legati a soglie precise — che funzionano in modo diverso e vanno valutati a parte. Non è l’impianto progressivo a creare quei salti.

Che cosa viene dopo il calcolo dell’imposta lorda

Il conto visto sopra produce l’IRPEF lorda. Non è ancora quello che si paga. Dopo intervengono almeno tre passaggi:

  • le detrazioni, che si sottraggono direttamente dall’imposta — per redditi da pensione o da lavoro, per familiari a carico, per determinate spese. Molte diminuiscono al crescere del reddito; ne parliamo in questo articolo;
  • gli oneri deducibili, che invece agiscono prima, abbassando il reddito imponibile da cui si parte. La differenza tra dedurre e detrarre è spiegata qui;
  • le addizionali regionali e comunali, che si aggiungono all’imposta nazionale e variano da comune a comune.

Solo al termine di tutti questi passaggi si arriva all’imposta effettivamente dovuta, e quindi al netto.

Perché vale la pena saperlo

Capire gli scaglioni non serve a fare da soli la dichiarazione. Serve a leggere correttamente qualsiasi notizia fiscale. Quando si legge che un’aliquota è scesa di due punti, la domanda giusta non è «quanto risparmio sul mio reddito?», ma «quanta parte del mio reddito ricade in quella fascia?».

È la stessa domanda che decide se una modifica come quella del secondo scaglione produce un effetto concreto per una persona oppure nessun effetto. E la risposta dipende dall’imponibile, non dal reddito lordo che si ha in mente.

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Fonti ufficiali

Su questo articolo. Informazione pubblicitaria di carattere generale, sponsorizzata da AnG Consulting OÜ e redatta da un editore indipendente. Il contenuto non è pubblicato né approvato dall’INPS o dall’Agenzia delle Entrate, non presta consulenza fiscale individuale e non garantisce un risparmio o un rimborso personale. Gli importi e gli esempi citati sono calcoli illustrativi basati su fonti pubbliche. Per le situazioni specifiche fanno fede la normativa vigente, i documenti fiscali e i canali ufficiali, consultabili su inps.it e agenziaentrate.gov.it.

Redazione Thistle & Bone

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