Meno IRPEF su una fascia di reddito: che cosa è cambiato per pensioni e stipendi
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Dal 2026 una parte del reddito viene tassata con un’aliquota più bassa rispetto all’anno precedente. Il cambiamento può avere un effetto concreto sul netto di alcune pensioni e retribuzioni, ma il vantaggio dipende dal reddito imponibile e non equivale a un rimborso uguale per tutti.
Quando arriva un pagamento mensile, di solito si guarda per prima cosa la cifra accreditata. Per chi percepisce una pensione, però, un importo diverso sul conto può dipendere da più elementi: l’assegno lordo, le imposte trattenute, eventuali conguagli e altre voci che non hanno nulla a che vedere con una nuova prestazione.
Nel 2026 è intervenuta una modifica che riguarda proprio il calcolo delle imposte. La legge di bilancio ha ridotto dal 35% al 33% l’aliquota del secondo scaglione IRPEF, applicata alla parte di reddito imponibile compresa tra 28.000 e 50.000 euro annui. Si tratta di una riduzione dell’imposta su quella fascia di reddito, non dell’introduzione di un assegno aggiuntivo.
La novità riguarda anche persone che hanno già lasciato il lavoro. L’INPS ha infatti comunicato che, per le pensioni soggette a tassazione ordinaria, la nuova aliquota sarebbe stata applicata a partire dal cedolino di marzo 2026, insieme agli eventuali importi a credito relativi a gennaio e febbraio.
Il cambiamento fiscale che conta per il netto
Per capire la modifica non serve conoscere tutte le regole del sistema tributario. Basta partire da un principio: in Italia l’IRPEF è progressiva. Le aliquote non si applicano tutte all’intero reddito, ma alle diverse fasce che lo compongono.
Dal 2026, per l’IRPEF nazionale ordinaria, gli scaglioni sono questi:
| Parte del reddito imponibile annuo | Aliquota IRPEF dal 2026 |
|---|---|
| Fino a 28.000 euro | 23% |
| Oltre 28.000 e fino a 50.000 euro | 33% |
| Oltre 50.000 euro | 43% |
La modifica è nella fascia centrale: nel 2025 era tassata al 35%, mentre dal 2026 è al 33%. Le aliquote del primo e del terzo scaglione non sono state cambiate da questo specifico intervento.
Questo significa che chi ha un reddito imponibile di 35.000 euro non paga il 33% su tutti i 35.000 euro. La prima fascia resta al 23%; è soltanto la parte tra 28.000 e 35.000 euro a essere interessata dalla nuova aliquota intermedia. Se il meccanismo degli scaglioni non ti è familiare, lo spieghiamo passo per passo in questo articolo.
Ed è qui che si trova la differenza economica rispetto all’anno precedente.
Quanto può cambiare il calcolo dell’imposta
Confrontando la vecchia aliquota del 35% con quella nuova del 33%, la riduzione è di due punti percentuali. Applicata alla parte di reddito imponibile compresa nello scaglione interessato, produce risultati diversi in base alla situazione.
Ecco qualche esempio puramente aritmetico:
| Reddito imponibile annuo ipotetico | Differenza nell’IRPEF lorda annua |
|---|---|
| 27.000 euro | 0 euro |
| 32.000 euro | 80 euro |
| 38.000 euro | 200 euro |
| 45.000 euro | 340 euro |
| 50.000 euro | 440 euro |
Il massimo risparmio aritmetico derivante dalla riduzione dell’aliquota è 440 euro su base annua: corrisponde al 2% dei 22.000 euro compresi tra 28.000 e 50.000 euro di imponibile. Anche il Ministero del Lavoro indica questo valore come possibile risparmio massimo della misura.
Per un reddito imponibile superiore a 50.000 euro, l’effetto teorico sullo scaglione centrale non continua a crescere oltre 440 euro. Inoltre, per i redditi complessivi oltre 200.000 euro è previsto un particolare meccanismo di riduzione di alcune detrazioni che può neutralizzare il vantaggio fiscale. Questi aspetti vanno considerati prima di attribuire il massimo beneficio a qualunque contribuente.
Le cifre della tabella sono variazioni dell’IRPEF lorda nazionale. Non sono somme che compaiono come tali sul conto corrente: il netto dipende anche dalle detrazioni, dalle addizionali regionali e comunali e dagli eventuali conguagli.
Perché riguarda anche le pensioni
Quando si parla di riduzioni fiscali, il primo pensiero va spesso allo stipendio. Ma anche molte pensioni sono soggette a IRPEF: per questo una modifica delle aliquote può incidere sul modo in cui l’INPS calcola le trattenute fiscali e il netto versato.
È però importante distinguere le due grandezze. La pensione lorda può restare la stessa mentre cambia la trattenuta IRPEF. In un’altra situazione, invece, il lordo può aumentare per la rivalutazione ordinaria della pensione e il netto cambiare per effetto sia della rivalutazione sia delle imposte. Il passaggio dal lordo al netto lo ricostruiamo voce per voce in questo approfondimento.
Non sono lo stesso intervento. La riduzione dell’aliquota IRPEF riguarda le imposte; la rivalutazione annuale riguarda l’importo del trattamento pensionistico. Confondere le due novità rende più difficile capire perché il pagamento sia cambiato.
L’INPS ha annunciato per marzo 2026 l’applicazione della nuova aliquota alle prestazioni tassate in via ordinaria e i conguagli a credito relativi ai primi due mesi, quando spettanti. Per chi era interessato, quindi, marzo poteva avere voci diverse da quelle dei mesi successivi: gli eventuali conguagli non rappresentano necessariamente un aumento che si ripete ogni mese.
Un pensionato e un lavoratore possono vedere effetti diversi
Immaginiamo due persone con un reddito imponibile annuale simile: una riceve una pensione, l’altra uno stipendio. La riduzione dell’aliquota sul secondo scaglione segue lo stesso principio fiscale generale, ma il momento in cui il vantaggio compare nei pagamenti e il netto finale possono essere diversi.
Per il pensionato l’INPS funge normalmente da sostituto d’imposta, applicando le trattenute sulla pensione secondo le regole vigenti. Per il lavoratore dipendente è di regola il datore di lavoro a effettuare le ritenute. Le informazioni personali, le detrazioni e gli eventuali altri redditi influiscono sulla situazione complessiva.
La differenza più importante, quindi, non sta nel fatto di essere pensionati o lavoratori, ma nella parte di reddito effettivamente soggetta allo scaglione ridotto. Se il proprio imponibile resta entro 28.000 euro, la riduzione del secondo scaglione non genera da sola un risparmio: quella fascia di reddito non viene raggiunta.
Chi invece supera la soglia potrebbe vedere un effetto, senza che questo implichi automaticamente il massimo risparmio di 440 euro. E chi somma una pensione a un secondo reddito si trova in una situazione a parte, che abbiamo descritto qui.
Perché non basta guardare l’accredito in banca
È comprensibile confrontare due versamenti e chiedersi: «Mi arriva qualcosa in più?». Ma la differenza tra due mensilità non dipende necessariamente da un solo fattore.
Nel caso della pensione, possono entrare nel calcolo le addizionali regionali e comunali, conguagli fiscali relativi ad annualità precedenti, cambiamenti nelle detrazioni o voci accessorie del trattamento. Anche il calendario delle ritenute può incidere su quello che si osserva in un singolo mese.
Per questo un risparmio d’imposta annuo non deve essere diviso automaticamente per dodici o per tredici per prevedere il proprio nuovo accredito. L’effetto concreto dipende dalle modalità con cui vengono operate le trattenute e dalla posizione fiscale individuale. È un errore di lettura talmente comune che gli abbiamo dedicato un articolo a parte.
Un confronto più utile è quello tra le voci dello stesso tipo: pensione lorda, ritenuta IRPEF, addizionali, conguagli e netto. È il modo per separare il cambiamento fiscale da eventuali altre variazioni.
Come riconoscere la modifica nei documenti
Chi percepisce una pensione può consultare il proprio cedolino della pensione tramite i servizi ufficiali INPS. Nella sezione delle trattenute, il confronto tra mensilità e l’esame degli eventuali conguagli aiutano a comprendere se la nuova aliquota abbia inciso sul pagamento. Dove guardare esattamente lo spieghiamo in questa guida al cedolino.
Per orientarsi si possono porre tre domande molto concrete.
Qual è il mio reddito imponibile annuo? Non coincide necessariamente con l’importo lordo della sola pensione o con la somma vista sul conto: possono esserci più redditi e oneri deducibili.
Il mio reddito supera 28.000 euro di imponibile? È la soglia dalla quale una parte del reddito può beneficiare della riduzione del secondo scaglione. Sotto quella soglia, questa particolare modifica non incide sul calcolo.
Quali ritenute e conguagli compaiono sul prospetto? Una differenza tra mesi può essere dovuta a somme una tantum di conguaglio, e non riflettersi nello stesso importo in ogni pagamento successivo.
Per i chiarimenti sulla propria situazione sono disponibili i canali dell’INPS, l’Agenzia delle Entrate e, secondo necessità, un CAF o un professionista abilitato. Non bisogna inserire dati personali o bancari su una pagina pubblicitaria per ottenere una riduzione IRPEF già prevista dalla legge.
Dopo ogni novità fiscale circolano email e SMS che si spacciano per comunicazioni ufficiali. Nessun ente chiede per messaggio il codice fiscale, le credenziali o le coordinate bancarie per erogare una riduzione d’imposta. Accedi sempre direttamente ai siti ufficiali: abbiamo raccolto i segnali che smascherano un messaggio falso.
Una riduzione reale, ma non un rimborso per tutti
Il punto centrale è semplice: nel 2026 è cambiata l’imposta su una specifica fascia di reddito, e la misura può interessare tanto chi lavora quanto chi riceve una pensione soggetta a IRPEF.
È una novità con una conseguenza economica reale per chi si trova nelle condizioni previste. Ma non si tratta di un bonus INPS, di un nuovo assegno, né di una somma da reclamare soltanto perché si è superata una certa età. Il vantaggio dipende dal reddito imponibile, dalle regole fiscali e dalla situazione personale.
Conoscere la nuova aliquota aiuta a leggere i numeri giusti: non soltanto quanto arriva sul conto, ma soprattutto quanta imposta viene trattenuta e perché.
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Fonti ufficiali
- Ministero del Lavoro — Legge di Bilancio 2026: le principali misure: riduzione IRPEF sul secondo scaglione e risparmio teorico massimo.
- Camera dei deputati — Tassazione delle persone fisiche: aliquote e scaglioni dell’IRPEF dal 2026.
- INPS — Riduzione IRPEF e incremento delle maggiorazioni sociali: applicazione della riduzione alle pensioni dal cedolino di marzo e relativi conguagli.
- INPS — Il cedolino della pensione di marzo 2026: spiegazione delle voci e dei conguagli.
Su questo articolo. Informazione pubblicitaria di carattere generale, sponsorizzata da AnG Consulting OÜ e redatta da un editore indipendente. Il contenuto non è pubblicato né approvato dall’INPS o dall’Agenzia delle Entrate, non presta consulenza fiscale individuale e non garantisce un risparmio o un rimborso personale. Gli importi e gli esempi citati sono calcoli illustrativi basati su fonti pubbliche. Per le situazioni specifiche fanno fede la normativa vigente, i documenti fiscali e i canali ufficiali, consultabili su inps.it e agenziaentrate.gov.it.